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Lunedì 23 Novembre 2009 18:24

CHIESE CATTOLICHE

  • Perrero: Santa Maria Maddalena
  • San Martino: San Martino
  • Trossieri: Invenzione della Santa Croce
  • Chiabrano: Assunzione di Maria Vergine
  • Bovile: cappella della Visitazione
  • Combagarino: cappella di Sant'Anna
  • Vrocchi: Chiesa della Visitazione
  • Riclaretto: S. Anna 

TEMPLI VALDESI

  • Perrero
  • Maniglia
  • Chiotti
  • Combagarino
  • Tempio di Villasecca


FORTI E CASTELLI

Batteria Monte Castello (924 m)

Monte Castello

E' tuttora visibile questa fortificazione arroccata su un'altura che domina il paese, possibile da raggiungere grazie alla strada asfaltata. Costruita negli anni 1897/98, era dotata di quattro cannoni in acciaio e bronzo della gittata di 6 Km e di due mortai.
La piazzaforte era formata dagli alloggiamenti delle truppe, costituiti da baraccamenti a due piani in muratura (ancora oggi in discreto stato di conservazione), dalle latrine a ridosso della linea dei pezzi e dalla polveriera interrata. Circa cento metri più a Sud si trova una terrazza con una sovrastante banchina per fucilieri. La Batteria Monte Castello, che era collegata alla più elevata Podurante con un telegrafo ottico, venne convertita a postazione d'artiglieria nel 1928 e infine terminò definitivamente la sua attività nel 1940.


Batteria Podurante (1146/1162 m)

Batteria Podurante

Questa Batteria si trova circa un Km più a Nord rispetto a quella di Monte Castello, tra le borgate di Traverse e Chiabrano, con fronte a Nord-Ovest verso il Vallone di Massello.
La dotazione d'artiglieria, composta di quattro cannoni e due mortai da nove, era disposta su piazzole con deposito. Le prime due postazioni digradavano fino ad un fosso che fungeva da trincea per i fucilieri. L'alloggio per le truppe era costituito da un solo baraccamento ad un piano. Nonostante il notevole degrado della struttura militare dismessa nel 1928, hanno ancora un certo interresse la trincea, le piazzole per i pezzi e una riservetta per le munizioni.


Torre delle Banchette (La Toùaro) (809 m)

E' situata all'imbocco della Val Germanasca, poco più a sud della Bâtio (Borgata Bastia), dunque in posizione strategica fondamentale in quanto costituiva lo sbarramento e l'ingresso della valle, a seconda delle necessità.
E' probabile una sua fondazione nel XIV secolo, ma le prime notizie certe su di essa si hanno solo a partire dall'epoca delle guerre di religione (XVI sec.), durante le quali era occupata alternativamente dai Valdesi e dall'esercito Savoiardo. Era collegata al fondovalle mediante una mulattiera lastricata, ancora oggi esistente, che scendeva sino al ponte cosiddetto Batterello. Nel 1944, trovò la morte un partigiano nei suoi pressi, durante un episodio che portò anche all'incendio delle case della vicina borgata.
I ruderi che si possono ancora osservare sono un muro ricoperto di vegetazione, e un pozzo recentemente riempito.


Fort Louis (841 m)

Fort Louis

Anche questa è una fortificazione che si trova all'imbocco della valle, sulla destra orografica del Germanasca. Venne costruita presumibilmente nel 1300, per impedire la penetrazione dei Valdesi. Ha avuto una storia piuttosto movimentata: nel 1597 fu fatto ricostruire, su progetto del celebre architetto Vittozzi, ad opera del Duca Carlo Emanuele I. Nel 1706 ha visto il passaggio delle truppe di Catinat e nel 1708 di quelle piemontesi, con alla loro testa il marchese d'Andourn.
Nel corso del XVIII secolo fu abbandonato e cadde gradatamente in rovina, sino al suo stato attuale, nel quale si possono ritrovare tracce del forte nella morfologia del terreno, in qualche pietraia e dei resti di mura interrate.


Ëntranchamënt (2044 m)

Vengono così comunemente designati i resti di alcune trincee, comprese in una zona tra il Col Clapier e il Col dei Plans, risalenti forse all'assedio della Balsiglia (1689-1690).


Conca Cialancia (2447 m)

Conca Cialancia

In questa località, al termine della antica strada militare che sale dalla Provinciale sulla destra orografica della valle, tra Perrero e Trossieri, si ritrovano i ruderi di alcuni baraccamenti militari con muri in pietra a secco.

 

 

 


Castello

Castello

Durante il Medioevo esistevano a Perrero sicuramente due castelli, uno al Cassas e l'altro a monte del capoluogo.
Il primo, denominato Palaizass, cioè "palazzaccio", era una costruzione enorme, composta da più ali, con due accessi, e con mura laterali attorno al corpo principale. La facoltosa famiglia che ne era proprietaria arrivava dalla Savoia, trasferitasi in val San Martino (come si chiamava allora la Val Germanasca) per avere ottenuto in feudo il territorio omonimo. La famiglia si estinse nel XVIII secolo, dopo di che il castello, già più volte rimaneggiato, rimase in stato di abbandono.
Le rovine che si possono osservare oggi, poco sopra la Provinciale sulla destra orografica della valle, sono alcuni muri coperti dalla vegetazione spontanea, con tracce di aperture.
Il secondo castello, di cui si accennava prima, apparteneva ai primi feudatari di San Martino, discendenti di Olderico Manfredi, padre della contessa Adelaide di Susa (autrice della famosa donazione di numerosi suoi possedimenti alla Chiesa). La sua ubicazione è materia controversa: secondo alcuni sarebbe da individuarsi in una zona poco sopra l'attuale chiesa cattolica; secondo altri nella borgata Eirassa, in posizione maggiormente sopraelevata.


Bunker Ponte Rabbioso

Bunker Ponte Rabbioso

 

 

 

 



MINIERE

Il Talco

Il talco è un minerale tenerissimo, sfaldabile, traslucido e untuoso al tatto. E' utilizzato come componente di molti materiali di uso comune, per le sue caratteristiche di lamellarità, inerzia chimica e non nocività e, se bianco, come in Val Germanasca, per la sua brillantezza. Si trova nei cosmetici, nelle vernici, nella ceramica e nella plastica (nei cruscotti delle auto per esempio o nei mobili da giardino) E' presente inoltre nella gomma e nei chewinggum, nelle caramelle, nelle compresse medicinali e nella carta.

Miniere di Maniglia

Silo per talco Maniglia Storia di Maniglia

Gli imbocchi delle gallerie che vedrete lungo il sentiero che porta a Clot del Zors, ad un'ora e un quarto di cammino da qui, testimoniano 100 anni di attività mineraria. I primi sfruttamenti di talco in sotterraneo a Maniglia risalgono alla metà dell'ottocento. Inizialmente le gallerie erano anguste e pericolose a causa dei crolli,ma nel giro di qualche anno diventarono più ampie e sicure, grazie ad un sistema di consolidamento, costituito da armature di legno. Il talco estratto era trasportato dalle donne, con gerle o slitte, fino ai mulini di Perrero, a circa 3 Km da qui, scendendo verso valle.
Il massimo sviluppo di questa miniera è intorno al 1930, quando vi lavoravano un centinaio di minatori, importanti innovazioni tecnologiche in galleria, riguardanti l'areazione e l'allontanamento delle acque sotterranee, permisero una migliore organizzazione del lavoro.
Potete vedere, più sotto, i ruderi delle due stazioni della teleferica e la strada carrozzabile per persero, entrambe costruite in quegli anni, per risolvere il problema del trasporto del talco. La crisi dell'attività mineraria colp' Maniglia a metà degli anni '60 e determinò la chiusura definitiva della miniera nel 1968.

Struttura della miniera

Il cuore della miniera è il banco di talco. In Val Germanasca, attraversa obliquamente la valle, per con spessore che varia da alcune decine di centimetri, ad alcuni metri.Lungo il sentiero del percorso di Scopriminiera si possono vedere imbocchi di gallerie situate ad quote diverse: sono le gallerie principali della miniera, dette di livello, che servono ad avvicinarsi al talco. Da queste partono altre gallerie, che entrano direttamente nel minerale, dette di traverso banco.
Tra i vari livelli esistono collegamenti inclinati o verticali, per il passaggio di persone, di vagonetti o di materiale, detti discenderie, rimonte, pozzi o fornelli, a seconda della loro funzione e dimensione.

Evoluzione delle tecniche: come si estraeva il talco

I primi minatori a ricercare il talco in Val Germanasca nell'ottocento, erano contadini del luogo riuniti in piccole imprese, generalmente familiari. Inizialmente estraevano il minerale in superficie o scavavano cunicoli di modesto sviluppo. Solo dalla fine dell'ottocento, si raggiunse il talco in sotterraneo: tutto il minerale trovato veniva estratto, fino a provocare il crollo della roccia soprastante. Dall'inizio del novecento, con l'avvento delle nuove compagnie minerarie, si cercò di garantire una maggiore stabilità nella miniera, utilizzando la tecnica della ripiena: si riempiva il vuoto lasciato dal talco con pietrame (ripiena sciolta) e, dagli anni 70, con calcestruzzo (ripiena cementata).


Miniere di Malzas

Miniere di Malzas Storia di Malzas

Un'intensa attività mineraria interessò questa zona a partire dal 1880. Oggi si vedono solo alcuni resti di una struttura molto complessa: gli imbocchi delle gallerie e i ruderi delle costruzioni di servizio della miniera (locali tecnici e uffici) e delle baracche, dove i minatori alloggiavano, dormendo su giacigli di paglia. Sono state invece smantellate le strutture di trasporto del famoso Gran Courdoun, che, dal 1893, collegava questo sito, così isolato, agli altri siti in quota e al fondovalle e che fece delle miniere di Malsaz uno dei più importanti cantieri di estrazione di talco della zona.
Le miniere già fiorenti alla fine dell'ottocento, arrivarono ad impiegare, intorno al 1920, 80 minatori. Vennero abbandonate negli anni 60, ormai esaurite, a favore di quelle più facilmente accessibili, poste a quote inferiori.

Vita nelle miniere

Il nucleo portante della miniera era la coppia, gruppo di lavoro non ulteriormente scindibile. Costituita dal primo e dal secondo minatore, svolgeva tutte le funzioni di avanzamento in roccia ed estrazione del talco.

Fino alla fine dell'ottocento, i minatori utilizzavano il lume ad olio che produceva un fumo grasso e tossico e in seguito, la lampada adiacente che illuminava meglio, ma sviluppava un odore mefitico. Dagli anni 50 si utilizza la lampada a batteria riposta sul casco del minatore.

Una notevole fatica era determinata dalla neve e dal freddo. I minatori dovevano affrontare quotidianamente una lunga marcia, per raggiungere le miniere in quota, oppure vivere nelle baracche fredde e umide, presso le gallerie.

Nella seconda metà dell'ottocento nelle miniere si lavorava 7 giorni alla settimana, facendo festa solo a Natale e a Pasqua. All'inizio le ore lavorative erano 12, diventarono 10 all'inizio del novecento e 8 a partire dal 1921.

Tipico abbigliamento del minatore di fine ottocento era la bluse. Nel novecento i minatori, che erano anche contadini, indossavano in miniera gli stessi abiti che usano nei campi. Dal dopoguerra indossano tuta, scarponi con punta antinfortunio e casco di protezione.

I pericoli legati alla attività estrattiva erano soprattutto le frane e gli esplosivi. Altro problema drammatico per il minatore era la silicosi, malattia polmonare causata dall'inalazione continua di polvere.

Ultimo aggiornamento Domenica 03 Gennaio 2010 19:09